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Rendere visibile l’invisibile

Un estratto dalla postfazione all’ultimo libro del celebre fotografo modenese Franco Fontana, «Invisibile», a cura di Lorenzo Respi. In sessantanni di carriera Franco Fontana ha fotografato l’invisibile, riuscendo a fissare attraverso linquadratura un’immagine altra che si astrae dalla realtà, libera dal soggetto ritratto.


Io sono invisibile

«Il fotografo creativo non riproduce ma testimonia il mondo, interpretandolo in maniera sconvolgente per gli occhi di chi guarda. In altre parole, attraverso il suo sguardo rende visibile l’invisibile; ed è allora che la fotografia diventa invenzione, quindi arte». Sebbene a una prima lettura questi concetti possano sembrare semplici, quasi superficiali per la loro sinteticità, in realtà Franco Fontana li sostiene con solide argomentazioni sia negli interventi teorici sia nelle lezioni di pratica fotografica, perché è convinto che liberare il pensiero interiore sia l’unica via possibile per arrivare alla fotografia e alla comprensione della sua intima anima artistica.

Lectio magistralis di Franco Fontana al Salone d’onore della Triennale di Milano, novembre 2013.

Davanti ai nostri occhi, infatti, esiste già il mondo fisico, quella materia prima del vedere e del vivere quotidiano che si manifesta in svariate forme e infiniti colori, che è in perenne divenire, come il flusso incessante del pensiero umano. L’artista fotografo, quindi, deve superare l’apparenza, il dato sensibile, per ‘vedere oltre’ e dentro alla sua sostanza: alla fine, nella complessità del mondo reale egli troverà solo ciò che ha dentro – esperienza, cultura e conoscenza – così fotograferà non tanto quello che vedrà quanto piuttosto quello che è stato, è e sarà sempre nel tempo.


Riscoprire il fanciullino

Per fare ciò è necessario conoscersi e accettarsi, riscoprendo forse quel ‘fanciullino’, tanto caro al poeta Giovanni Pascoli, che «è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei. Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione».

Franco Fontana ‘conosce se stesso’ molto bene; ha scoperto se stesso utilizzando la macchina fotografica, uno straordinario strumento democratico per scavare nel proprio io. Attraverso lo sguardo introspettivo egli propone una rappresentazione inedita del mondo d’oggi che grazie all’invenzione creativa diventa ipervisibile ed eleva lo scatto da semplice atto pratico a opera artistica.


«C’è poco da fare: scattare è una questione di pensiero. Bisogna fotografare quello che si pensa, non quello che si vede. Si scatta con la mente, non con le dita. Le immagini sono un’emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione del mondo». L’occhio vede, il dito scatta, insieme intuizione e istante danno vita all’opera d’arte.


Tracce di invisibile

Già la fotografa statunitense Dorothea Lange sosteneva che «la macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone come vedere senza la macchina.» Pertanto, se fotografare è un atto duplice di autocoscienza e di conoscenza, possiamo considerare l’intero corpus delle opere di Franco Fontana come un catalogo enciclopedico di istantanee del pensiero, di autoritratti di paesaggi interiori, di impressioni di verità metafisiche, di tracce dell’invisibile, che riempiono il vuoto dello spirito che dall’origine pervade ogni cosa.

Ma allora, che cos’è ‘invisibile’ nel lavoro di Franco Fontana? Cosa rimane ‘visibile’ dell’invisibile nei suoi scatti? Perché le sue fotografie sono entrate a pieno titolo nella storia dell’arte? Le possibili risposte a queste domande sono state il pretesto per proporre a Franco Fontana e al suo studio-archivio di leggere il lavoro dell’artista con una chiave inedita, al di fuori dei canoni tradizionali della storia e critica della fotografia, ampliando la prospettiva di analisi al più vasto campo delle arti visive di età moderna e contemporanea. Il risultato è in questo libro: una lunga e meticolosa ricerca d’archivio, condotta insieme all’artista e a Uti e Cristina, ha permesso di selezionare e ordinare oltre cento scatti, molti dei quali inediti o restaurati per l’occasione, che raccontano il Franco Fontana ‘invisibile’.

Estratto da Invisibile, 2022.
A cura di Lorenzo Respi, l’edizione italiana contiene il libretto di aforismi di Fontana, 33 pensieri sulla fotografia.

Franco Fontana è uno dei fotografi italiani più celebri a livello internazionale. Qui la sua Bio.

Lorenzo Respi è attualmente direttore del dipartimento mostre e collezioni di Fondazione Modena Arti Visive. È membro in carica del Comitato scientifico della Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, della quale è stato Conservatore e Curatore dal 2004 al 2012. 

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