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La seconda tappa di Armando

Alcune considerazioni di Mario Piazza su quella che definisce una seconda tappa nella carriera di Armando Milani. Lo scritto appare nell’introduzione al suo ultimo volume di, Incontri, dove il celebre designer colleziona cento aneddoti che hanno segnato il proprio percorso creativo. Da Massimo Vignelli a Pelé, da Paul McCartney a Umberto Eco.

Prime considerazioni

Ci sono molti modi di scrivere le proprie memorie. E fra tutte le categorie di soggetti desiderosi di farlo, i grafici non sembrano eccellere. Forse scontano di essere un po’ artisti mancati e rendono ampollosi momenti della vita che non necessitano di esserlo. Accadimenti minori diventano momenti sacrali, autoproduzioni (ovvero il contrario del mestiere del grafico) marcano i momenti topici della propria carriera. E poi ci sono gli inciampi della scrittura, che in un’epica diaristica non è cosa secondaria. Naturalmente esistono tanti risultati notevoli come le «capriole cosmiche» di Leo Lionni nel suo Tra i miei mondi. Un’autobiografia.

Il titolo fa già la differenza. La leggerezza diventa potenza, come in Piccolo blu e piccolo giallo. E l’ironia è una presenza felice. Lo humor, di matrice sobriamente milanese, che sa essere pungente ma allo stesso modo controllata, è una dote anche di Armando Milani. Non è un caso che molti anni fa una sua idea (visiva) è riuscita a scaldare gli animi di un folto drappello di grafici universalmente noti, spingendoli a rappresentarsi non più come maestri della tipografia e dell’immagine, ma come protagonisti della vita comune: il ferramenta, l’ortolano, l’idraulico, l’agente immobiliare. Così A Double Life cambiò allegramente la vita a ottanta blasonati grafici dell’Alliance Graphique Internationale.

Una pagina del libro Incontri, di Armando Milani.

La seconda tappa

Può sembrare un gioco non sensistico, ma lo si può leggere come una prima tappa per far maturare dentro di sé il desiderio di un racconto autobiografico. Il libro dei libri. E ora con questo più piccolo e apparentemente sobrio libro ci sorprende nuovamente, raccontandoci qualcosa del suo mondo, ma da leggere attraverso la vita di altri. È la seconda tappa di Armando.

Cento incontri di Armando Milani, per lavoro o per sorte. Inattesi o desiderati. Frammenti e intrecci. Un calcio a una scultura di Melotti e un «buon anno» sulla spiaggia da Paul McCartney. La nonna russa di Saul Bass e quella austriaca di Henry Wolf. I topini adottati da Ornette Coleman e gli uccelli casalinghi di Esmeralda Dupont. Le mollette di Vico Magistretti e le ciliege per Jack Nicholson. I gol di Pelè e la stretta di mano di Muhammad Alì. I mercati di Alberto Sordi e i marinai ubriachi di Umberto Eco. Armando che balla con Mariangela Melato, mentre sua moglie danza un valzer con Saul Steinberg.

Una collezione di exempla

Questo libro è un vortice. Non a caso il titolo Incontri è scritto per metà da sinistra a destra e per l’altra da destra a sinistra. Come le antiche scritture bustrofediche. Un nastro ininterrotto, che si svolge e riavvolge, seminando tessere di un mosaico di vita.

E se questi incontri non saranno picareschi come gli Incontri con uomini straordinari di Georges I. Gurdjieff, a loro modo ci svelano un’iniziazione a un modo di intendere il mestiere del grafico che in primo luogo è l’etica di un incontro. Il desiderio e la necessità di comunicare. Unire le scritture e le lingue, spesso anche solo attraverso l’esercizio di uno sguardo. Come, con la sua inconfondibile calligrafia, l’amico e artista Vincenzo Agnetti aveva profeticamente previsto: «A word repeated became another word».

Milano, 2020.
Estratto dall’introduzione in Armando Milani, Incontri, Milano, Lazy Dog, 2023.

Mario Piazza è un grafico e architetto, dal 1982 lavora a Milano, occupandosi di grafica editoriale, sistemi di identità e allestimento. Dal 1992 al 2006 è stato Presidente dell’AIAP. Dal 1997 è docente di Design della comunicazione presso la Scuola di Design del Politecnico di Milano. Nel 2009 ha fondato il Centro di Documentazione sul Progetto Grafico / Museo della Grafica – Aiap, di cui è responsabile scientifico. È stato creative director di «Domus» dal 2004 al 2007 e art director e direttore di «Abitare» dal 2007 al 2014. Ha progettato l’immagine dei tascabili Einaudi. Autore di diversi testi sulla grafica, ha curato molte esposizioni dedicate alla comunicazione visiva e alla sua storia. Nel 2008 ha ricevuto l’Icograda Achievement Award.

Armando Milani è un designer italiano di fama internazionale. Qui la sua bio.

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