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Cinque incontri di Armando Milani


Nel suo libro Incontri, Armando Milani racconta cento episodi di scambio con icone del design e personaggi celebri che hanno ispirato la sua creatività. Tra questi, noi abbiamo scelto per voi cinque incontri di Armando Milani, tra i più iconici, da non perdere e da gustare fino all’ultima parola.

12 aprile 2025

Armando Milani che sfoglia Incontri nel 2023

Più che sui libri, Armando Milani ha sempre detto di essersi formato attraverso le informazioni e le emozioni che gli sono state trasmesse dalle persone che rispettava e alle quali credeva.

Cento di queste storie sono nato quasi per gioco, su suggerimento iniziale di Pino Grimaldi e, in seguito, diventato libro dopo una cena memorabile in cui noi di Lazy Dog ci siamo lasciati incantare dagli aneddoti e le massime di Armando.

In questo articolo abbiamo selezionato cinque incontri di Armando Milani tra i più significativi e sorprendenti. Accanto alla storia di ogni incontro, così come Armando ha voluto fare nel libro, abbiamo pensato di mettere una foto o un suo lavoro in relazione con il personaggio citato.

Concludiamo questa breve premessa con una citazione di Platone, perché ci sta sempre bene: «Là dove c’è la vera amicizia, c’è la vera ricchezza».

Articoli consigliati
Armando Milani, Marchio per la Scuola del Libro, Milano, 1960

Albe Steiner

Su consiglio di Michele Provinciali decisi di iscrivermi alla Scuola del Libro e ai corsi tenuti da Albe Steiner. Mai consiglio fu più prezioso. Steiner è stato uno dei designer più influenti degli anni Cinquanta in Italia e ha fondato con Provinciali la Scuola Umanitaria. Il suo grande contributo è stato di trasformare uno strumento di persuasione occulta in un veicolo di cultura per tutte le classi sociali.

Diceva: «Perché fare cose che non si possono condividere con gli altri?» Con lui ero una spugna, cercando di tradurre i suoi insegnamenti per la mia professione. Ho capito che bisogna partire da un’etica professionale, che la creatività deve avere una base culturale e deve essere appropriata rispetto al messaggio che si vuole comunicare.

Una volta Steiner mi disse che creare una bella pagina ed essere se stessi è la stessa cosa. Io pensavo: «Sì, ma tu sei Albe Steiner!». Poi ho capito che bisogna stabilire dei valori etici a cui credere e rispettarli sempre nel proprio lavoro.

Il suo manifesto Pace ha influenzato i miei futuri lavori EcoHumanity. Voglio esprimere la mia gratitudine ad Albe Steiner per suoi preziosi insegnamenti.

Bruno Monguzzi, Cartolina commemorativa (le mani sono di Antonio Boggeri), Milano, 1989

Antonio Boggeri 

Attivo a Milano dal 1933 al 1980, lo Studio Boggeri è stato uno dei più importanti studi di progettazione grafica in Italia. Antonio Boggeri è stato il primo a capire che il design non deve solo informare, ma anche attrarre e sorprendere.

Ho conosciuto Antonio Boggeri agli inizi degli anni Sessanta all’ufficio grafico della Roche Farmaceutici. Diceva che il design è come suonare il violino, mentre la pubblicità è come suonare il trombone. Con l’art director Giambattista Zacco lo aspettavamo con trepidazione per scoprire la bellezza delle brochure da lui orchestrate per prodotti vitaminici o tranquillanti.Allora nel suo studio lavoravano due designer svizzeri del calibro di Aldo Calabresi e Bruno Monguzzi.

Dal 1967 ho collaborato con Boggeri per un paio d’anni ed è stata un’esperienza formidabile. Sapeva tutto della storia del design e prima di iniziare un progetto mi mostrava i relativi lavori realizzati da altri grandi designer.

Diceva che il problema della comunicazione va risolto nel contesto sociale ed economico del momento. Sono molto grato ad Antonio Boggeri per quanto mi ha insegnato. 

Un dettaglio dal poster di Saul Bass per Vertigo

Saul Bass

Saul Bass è un mito della grafica americana. Fra i suoi lavori più importanti, il marchio per la Bell Corporation e quello per la United Airlines. A Los Angeles era amico del produttore e regista cinematografico Otto Preminger; per lui ha disegnato fantastici titoli di film come Vertigo, Anatomia di un omicidio e L’uomo dal braccio d’oro.

Ho conosciuto Saul in diversi meeting dell’agi e a congressi sul design che si organizzavano annualmente ad Aspen, in Colorado. Saul ci intratteneva spesso parlando delle sue esperienze di lavoro, ma anche di episodi divertenti. Un giorno la nonna russa lo visitò nel suo studio per capire bene cosa facesse e vide una pagina che Saul stava completando.

«Ah, tu hai disegnato le lettere!».
«No, le ha disegnate un certo Bodoni»
«Ah, tu hai scritto il titolo!»
«No, l’ha scritto il copywriter».
«Ah, tu hai fatto la foto!»
«No, l’ha fatta il fotografo».
«Diavolo di un Saul, ma perché allora ti
pagano così tanto?»
«Perche io ho avuto l’idea».
E la nonna finalmente capì.

Milton Glaser, trattamento grafico della parola «Together», New York, 2020.

Milton Glaser

Milton Glaser era un gigante della grafica e del design americano. Ha studiato in gioventù con Giorgio Morandi, da cui ha appreso l’arte del disegno. Pensava che il computer fosse per il design ciò che il microonde è per la cucina.

Milton era un illustratore dotato di grande umanità e sense of humor. Fra i suoi lavori più famosi, il poster per la macchina da scrivere Valentine dell’Olivetti, il poster per Bob Dylan, che è un autentico capolavoro, e il simbolo «I love New York» diffuso e copiato in tutto il mondo. Diceva che se l’avesse registrato, sarebbe diventato miliardario. Una sera, durante una mostra personale, un uomo gli si avvicinò dicendogli che non gli piacevano i suoi poster. La pronta risposta fu: «E allora? Io detesto la tua cravatta!».

Per la raccolta di poster Tolerance project voluta da Mirko Ilić col supporto di Milton, con mostre diffuse in tutto il mondo, ho disegnato il manifesto riprodotto a fianco.

Al momento della sua morte, nel 2020, Glaser stava lavorando al trattamento grafico della parola ‘Together’, per evocare l’idea, durante il distanziamento a causa della pandemia da Covid-19, che abbiamo qualcosa in comune. Si trattava semplicemente di connettere le persone. Se ti piace Mozart e mi piace Mozart, abbiamo già qualcosa in comune. Abbiamo un ponte.

Copertina e pagine interne del libro No Words Poster di Armando Milani.

Ivan Chermayeff

Ivan Chermayeff è stato una grande star della grafica americana. Ci incontravamo spesso alle varie mostre a New York o ai congressi dell’Agi; era dotato di sense of humor.

Alla presentazione di un marchio per la stilista Liz Claiborne, lei arrivò con una tazza di caffè e un disegno di un cavallo e disse di preferire i cavalli agli uomini. Ivan replicò: «Siamo ottimi designer ma non sappiamo
ancora nitrire».

Durante una lecture con altri designer in una università di Santo Domingo, mostrai il poster della colomba per la pace, che provocò una standing ovation dei cinquecento studenti presenti. Ivan si avvicinò e disse che era un’idea che apparteneva al mondo e che dovevo proporla alle Nazioni Unite. Seguii il suo consiglio e una settima dopo le Nazioni Unite mi proposero di utilizzare il poster per la celebrazione del loro sessantesimo anniversario. Questo poster è poi diventato in assoluto il mio lavoro più diffuso nel mondo.

Quando anni dopo produssi il libro No Words Posters (una collezione di poster internazionali), Chermayeff scrisse al mio editore che era il più bel libro di poster mai visto nella sua vita. Ricordo Ivan Chermayeff con affetto e riconoscenza.

Armando Milani è un designer italiano di fama internazionale. Qui la sua bio.